Fondazione AIDA

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    Giovannin senza paura

    Può succedere – o forse è già successo – che qualche personaggio delle vecchie fiabe si perda in questo mondo pieno di voci, messaggi, che arrivano in ogni momento del giorno e della notte più per confondere che per informare o raccontare.

    Può succedere che allora questi personaggi dimentichino pure da dove arrivano e non possano così ritrovare la strada di casa.

    Ma ci abbiamo pensato noi a dare una casa e una voce agli antichi protagonisti delle fiabe. In Giovannin senza paura un attore e quattro musicisti “armati” di flauto, clarinetto, trombone e percussioni, raccontano il loro perdersi e ritrovarsi, narrando le loro storie: quella di un lupo che assomiglia molto a quello di Cappucetto Rosso, ma è il lupo di un’altra storia che si svolge sulle rive del Lago di Garda, oppure quella di una vecchia che potrebbe anche essere la strega di Hansel e Gretel, ma invece non è o quella di un certo Giovannino che, senza alcuna paura, è già comparso in molte altre storie e si ritrova più forte e più furbo che mai, proprio in questa.

    Una narrazione e azione teatrale con un attore e quattro strumenti in scena, con le musiche originali di Gabrio Taglietti per ridare voce e casa alle antiche fiabe italiane.

    Una co-produzione realizzata con Oficina OCM Orchestra da Camera di Mantova, con il contributo di Fondazione Cariverona nell’ambito del progetto “Fatti di Musica”.

    Mozart, il piccolo stregone della musica

    Scopo dell’iniziativa è avvicinare attraverso lo spettacolo teatrale un vasto pubblico di bambini, ragazzi e anche adulti al personaggio ma soprattutto alla musica di Mozart, complice la magia del teatro e del teatro di figura.

    Al centro della narrazione vi sono i numerosi viaggi di Amadeus, le figure importanti e qualche volta ingombranti della sua vita (il padre Leopold, l’arcivescovo Colloredo…), e soprattutto la sua straordinaria capacità di assorbire tutta la musica che gli veniva incontro e restituirla sotto forma di capolavori che uniscono miracolosamente una grande sapienza tecnica ad una straordinaria immediatezza di comunicazione.

    L’organico strumentale è costituito da violino, viola, clarinetto, fagotto e clavicembalo. Sulla scena gli attori interagiscono con figure e immagini: pupazzi e proiezioni ampliano le possibilità teatrali del racconto e la creatività sostiene, con fantasia e intelligenza, la divulgazione musicale.

    Mozart, il piccolo stregone della musica è stato allestito nel 2015 in occasione della stagione sinfonica dell’Orchestra Haydn.

    Sissi, Petruška, Münchhausen al Baby BoFè

    Petruška

    Lo spettacolo propone la fiaba di Petruska, tratta dall’omonimo balletto musicato dal compositore russo Igor Stavinskij. Gli attori sulla scena raccontano ed interpretano i personaggi, accompagnando i piccoli spettatori in un viaggio attraverso la storia, ma soprattutto attraverso la musica, parte integrante dello sviluppo narrativo. Sarà proprio la musica a evocare le atmosfere festose della fiera di piazza, fino ad arrivare al teatrino dei burattini, dove si esibiscono i protagonisti della storia: il timido e romantico Petruska, la ballerina e il terribile Moro. Privilegiando sulla scena un linguaggio giocoso, leggero e divertente, la storia del burattino Petruska racconta grandi timidezze e piccoli fallimenti così simili a quelli del Clown, figura simbolo quasi sempre perdente, ma così amata dai bambini.

    Si animano, provano sentimenti umani come l’amore e la gelosia, danzano sulle musiche che Stravinskij scrisse per la mitica compagnia dei Ballets Russes di Diaghilev: di quello spettacolo, andato in scena per la prima volta a Parigi nel 1911 con le scene e i costumi di Benois e le coreografie di Fokine, sul palcoscenico dell’Antoniano si ritrova l’impianto scenico originale, le scritte in cirillico del teatrino di marionette e i vivaci colori dei costumi, in uno stilizzato richiamo al folclore russo.

    La pianista Giuseppina Coni esegue la virtuosistica versione per pianoforte realizzata da Stravinskij stesso; Nadezhda Simeonova (maschere), Massimo Marchiori (scene e costumi) e Nicoletta Vicentini (regia).
    Con: Anna Benico, Marina Fresolone e Jacopo Pagliari

     

    Il barone di  Münchhausen

    Lo spettacolo propone le rocambolesche vicende del personaggio uscito dalla penna di Rudolf Eric Raspe sotto il segno della musica barocca. Le musiche per tastiera di Johann Sebastian Bach, vissuto proprio negli stessi anni del vero Barone di Münchhausen, accompagnano i racconti inverosimili di uno dei personaggi più amati della letteratura per l’infanzia. Racconti divertenti ed esagerati, come quelli del cavallo ritrovato appeso al campanile, del viaggio sulla luna o dell’incontro con il Sultano.

    Pop-up sagomati animano la scena, tra sogno e realtà, in sincrono con le note delle Suite inglesi, delle Invenzioni a 3 voci, dell’Aria delle Variazioni Goldberg, dei Preludi e Fughe del Clavicembalo ben temperato.

    Al pianoforte, Giuseppina Coni esegue con accuratezza questa selezione di brani bachiani, piacevoli e di facile ascolto.
    Regia Lorenzo Bassotto
    Con Roberto Macchi e Lorenzo Bassotto

     

    La principessa Sissi

    musiche di Johann Strauss e Arnold Schoenberg

    La straordinaria vita della Principessa Sissi viene narrata sulle note dei valzer più famosi di Johann Strauss trascritti da Schoenberg. Questa nuova produzione realizzata da Bologna Festival vede impegnati gli allievi dei corsi di alto perfezionamento dell’Accademia Orchestra Mozart. Le romanzesche vicende biografiche della Principessa Sissi, futura imperatrice d’Austria, diventano l’occasione per scoprire la musica di un grande musicista viennese, Arnold Schoenberg: il pubblico dei bambini familiarizza con la modernità del linguaggio musicale di Schoenberg attraverso le sue trascrizioni di alcuni noti valzer di Johann Strauss e un’opera di facile e piacevole ascolto quali i Sei piccoli pezzi op.19 per pianoforte.

    Con l’Accademia dell’Orchestra Mozart
    Con Flora Sarrubbo e Monica Ceccardi drammaturgia
    Flora Sarrubbo regia, Marco Ferrara scene, Marco Ferrara, Lucia Ferrara, Angela Solimando costumi
    Con Monica Ceccardi, Stefano De Tassis, Irene Fioravante
    J. Strauss / A. Schoenberg Rose del Sud op.388, Valzer della laguna op.4

    Gli spettacoli non sono al momento disponibili

    Andersen, il viaggio di Hans

    Andersen, il viaggio di Hans è uno spettacolo in due atti: Guardando il cielo, musica di Paolo Coggiola, e Ascoltando la terra, musica di Cesere Picco, che rende omaggio alle storie e alla figura di Hans Christian Andersen: uomo di cuore e fantasia, grande viaggiatore, che ha saputo dipingere, con l’uso di un innovativo linguaggio (…) una visione del mondo che non tralascia inusuali punti d’osservazione.
    Inspirandoci alle sua fiabe nasce “ Il viaggio di Hans”: un percorso di formazione, per giovanissimi spettatori, dove storie e personaggi s’intrecciano, divenendo loro stessi parte dell’evoluzione del racconto.

    Drammaturgia

    “Il viaggio di Hans ha la struttura originale di due operine liriche per ragazzi (“Guardando il cielo” e “Ascoltando la terra”), ben distinte tra loro, ma complementari l’una all’altra. Per la prima, con musica composta da Paolo Coggiola, ho attinto da alcune fiabe che si rifanno al mondo degli animali, alla natura ed alla sua magia (come ad esempio Il brutto anatroccolo, Mignolina, Il rospo).
    Nella seconda, Ascoltano la terra, con musica composta da Cesare Picco, mi sono ispirata piuttosto alle fiabe in cui gli uomini e il loro mondo, sono al centro del racconto, scegliendo questa volta, appositamente, una drammaturgia più complessa che si rivolge al giovane spettatore già in via di trasformazione.
    Ho avuto però legare, entrambe le operine, con un filo conduttore: una fiaba in condivisione e il personaggio di Hans (interpretato da un attore).

    La metafora del volo inoltre è un altro elemento in comune tra le due parti del “Viaggio di Hans”, ma mentre nella prima (“Guardando il cielo”), ho voluto rappresentarla tramite (…)  l’aspirazione, il desiderio di crescita, simboleggiata dalla figura del cigno; nella seconda (“Ascoltando la terra”) la crescita è già avvenuta (…). Questa volta sarà il volo dell’angelo che, sempre mantenendo la simbologia delle ali, chiuderà il cerchio della crescita e della trasformazione. “Il viaggio di Hans” conduce per mano il giovane spettatore, attraverso un percorso di parole, canto, racconto e melodia, che tiene conto del non facile approccio con il mondo della lirica, cercando però di non comprometterne la sua integrità.

    Ed è sempre nell’ottica dell’avvicinamento alla lirica, che ho scelto (…) “Il compagno di viaggio”, uno degli scritti più importanti di Andersen che cita un’antica leggenda danese, avvicinandosi inconsapevolmente al Gozzi ed alla “Turandot” di Giacomo Puccini, a dimostrazione che anche la lirica in fondo è gioco, passione e ricerca che mi piacerebbe, un giorno, riscoprire negli spettatori di domani”.
    Monica Malavasi

    Le musiche di Cesare Picco

    “Conoscete il Rap? Cosa c’entra, direte voi, il Rap con la Lirica? Beh, c’entra di sicuro con il pubblico più giovane (…). E c’entra anche con Hans. Durante la seconda scena, il nostro giovane viaggiatore cerca di consolare una triste bimba ammalata: che cosa può fare di meglio se non costruirle un teatrino con degli strambi personaggi e “rappare” una storia divertente? La piccola orchestra crea un “battito ritmico anomalo” (il rap originale, quello dei ghetti americani, si costruisce con ritmiche elettroniche), ma la curiosità in questo caso, consiste nell’aver accostato le timbriche classiche ad un genere musicale catalogato – erroneamente – come “inferiore”.
    Cesare Picco, pianista e compositore.
    Dal 1987 si esibisce in tutto il mondo in concerti di piano solo e inizia l’attività di compositore per orchestre e solisti.

     

    Regia

    “La struttura drammaturgica e la partitura musicale delle due opere che compongono “Il viaggio di Hans”; le fonti letterarie, le fiabe di Andersen tra tradizione ed emozione personali dell’autore, hanno stimolato e suggerito una possibile ed originale messa in scena. L’idea fondamentale è quella di unire armoniosamente i vari linguaggi e componenti espressive del teatro e dell’opera musicale; gli attori, la loro voce e le loro azioni; i cantanti e i musicisti con la loro presenza e i loro suoni; le immagini e le figure con la loro suggestione e magia si incontrano in un equilibrio fragile, ma di grande energia. Nasce un grande gioco che si manifesta in scena e tende a seguire la traccia drammaturgica: il viaggio di Hans è una crescita, un apprendimento attraverso incontri, emozioni ed esperienze”.
    Gianni Franceschini

     

     

    Cantico di Natale

    Il cantico di Natale di Dickens come Pinocchio di Collodi, Senza famiglia di Malot, Tom Sawyer di Twain o I ragazzi della via Pal di Molnar: un classico dell’infanzia. Il cammino verso la virtù, in letteratura, è lastricato di noia, e i giovani lettori son tutti potenzialmente, dei Gianburrasca che non amano le prediche: è la ragione per cui Pinocchio resta al tempo meglio, ad esempio, di Cuore di De Amicis. Ma Dickens era un moralista ameno; dei suoi personaggi – anche di quelli negativi come Scrooge – sapeva mostrarci umane paure e umani pentimenti. Inoltre, abile a spremerci qualche lacrimuccia di commozione, non rinunciava a cogliere i lati comici della vita, con quell’indulgente pietà che proviene dalla conoscenza dei segreti del cuore. (…)

    Di questo classico ho inteso realizzare a mia volta un nuovo adattamento “libero” e “aggiornato”. Nel senso che mi sono proposto di proiettare nel mondo d’oggi, così com’è, la storia del vecchio usuraio alla fine pentito: affinché Il cantico di Natale non fosse – o non fosse soltanto, come avrebbe potuto diventare – un vecchio libro di immagini su una Londra, (…)  ma riuscisse a stimolare – in questo caso nel pubblico dei giovanissimi cui lo spettacolo è destinato (…) qualche considerazione sul mondo in cui ci troviamo a vivere”.

    Ugo Ronfani

    E’ autore di questa versione teatrale “aggiornata” di A Christmas Carol dedicata al pubblico dei bambini e ragazzi, è stato giornalista, scrittore e docente oltre che critico teatrale e letterario de “Il giorno”, di cui è stato anche vicedirettore.  Ha fondato e diretto la rivista di teatro e spettacolo “Hystrio”.

    Verso Oz. All’orizzonte un mondo incantato

    Frank Baum ritiene di aver scritto Il Mago di Oz… solo con l’intento di “far piacere ai bambini di oggi”.
    Il suo racconto non è immerso in un’atmosfera magica ed iniziatica, tantomeno nella paura. Ma dietro questa facciata semplice e serena la storia svela dei risvolti non meno importanti e formativi dei valori che animano le fiabe di magia.
    I simbolici protagonisti del libro vanno incontro alla conferma di ciò che già sono, così la nostra volontà, unita e quella dei nostri compagni di avventura, ci può condurre alla scoperta della nostra identità.
    L’altro mondo è dove tutto è possibile, è un luogo “scenico” in cui si possono cambiare i ruoli quotidiani, dare libertà all’utopia.
    In questo ideale ambiente avviene la magia della rappresentazione. La storia, l’idea primitiva si trasforma nel contenitore ed affiorano le radici drammatiche e iconografiche del passaggio iniziatico, della festa di fertilità, del Carnevale e del Maggio. La nuova stagione ha come simbolo una giovane, il tempo passato una vecchia. La storia comincia e trova intorno a sé tutti gli elementi che possono servire per svilupparsi. I personaggi prendono in dono i colori, le sembianze e i costumi dei protagonisti delle feste drammatiche. È il teatro nel teatro. Non c’è azione drammatica senza contrasto o lotta. Ma in ogni evento drammatico c’è un momento di riflessione, una pausa per mediare su ciò che sta accadendo.
    Non farsi trasportare troppo dalla finzione è un segno di maturità e serenità, ma soprattutto di sincerità. Il mago non è altro che un burattino, un buffone di carta ridotto a fantoccio. Invenzione e realtà si uniscono misteriosamente nell’improvvisa vita che ricomincia, fino alla decisione di ritornare umane e fino al fantastico rianimarsi del mago Fantoccio.

    Verso Oz, all’orizzonte un mondo incantato è andato in scena in prima nazionale a Verona nel 1988.
    Lo spettacolo, coprodotto con il Civic Center di Syracuse e la Brooklyn Academy od Music (BAM) di New York, è stato inoltre presentato, presso i due centri, nell’aprile 1989.

    Histoire du Soldat di Igor Stravinsky

    Histoire du Soldat è un testo creato come “opera per recitante, musica e danza”. Le magiche atmosfere suscitate dal testo di Ramuz (e dalle fiabe di Afanasiev) e la musica essenziale e moderna di Stravinsky ci sono sembrate una materia incredibilmente fertile per il nostro modo di fare teatro.

    Di grande rilevanza è il favore e l’interesse con cui l’Ente Lirico Arena di Verona, una delle istituzioni musicali più prestigiose del nostro paese, ha accolto l’idea e il progetto, aprendo così l’attività dell’Ente a un pubblico nuovo.
    Così pure sottolineiamo la varietà e l’importanza delle collaborazioni artistiche che si sono aggregate intorno allo  spettacolo, vero e proprio “laboratorio” per attori, musicisti, studiosi della città, che offre un ampio panorama di presenze giovani e qualificate. Questa edizione dell’Histoire du Soldat nasce da un team di giovani artisti, coerentemente con il ruolo che il nostro teatro vuole svolgere nel tessuto culturale veronese.

    Histoire du Soldat è andato in scena in prima nazione a Verona nel 1989.

    Il Carnevale degli animali

    Lo spettacolo è il risultato dell’incontro tra la musica e le marionette e tra l’uomo e gli animali. In un teatro-gazebo delle meraviglie infatti, la musica ironica ed incalzante genera una parata di animali calati nell’atmosfera festosa del carnevale. Sarà un mimo ad accompagnare gli spettatori ad assistere a una vera e propria esposizione di immagini in movimento.

    Nel teatrino si susseguono atmosfere diverse, appaiono animali iper-realistici o fantocci immaginari, il tutto avvolto dalla suggestione della musica e dalla magia dell’intervento degli invisibili animatori.

    Guida all’ascolto

    È paradossale come questa Suite, scritta in poco tempo durante un periodo di riposo a Vienna nel 1866, abbia reso alla fama di Camille Saint- Saens molto di più rispetto ad altre opere.
    Attraverso il testamento il compositore ne autorizzò l’esecuzione pubblica soltanto dopo la sua scomparsa, questo perché era erroneamente convinto che lo spirito gaio che traspare dalla partitura non si adattasse alla sua reputazione. L’opera venne composta in occasione della festività del martedì grasso ed eseguita, per la prima volta, un anno dopo in un salotto parigino alla presenza di alcuni amici, tra questi Franz Liszt. Il 26 febbraio del 1922, a un anno dalla morte, l’Auditorium di Parigi poté finalmente conoscere il contenuto di questa “burla” musicale assolutamente geniale.

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