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“ReconcArt” acronimo di “Riconciliazione attraverso l’arte: percezioni dell’Hijab” è il progetto europeo sostenuto dal programma “Crossing Borders-Connecting Cultures” Cultura 2007-2013 che ha l’obbiettivo di esplorare le questioni fondamentali legate al significato dell’hijab (velo in arabo) e come esso è accolto dalle donne musulmane e italiane, attraverso l’incoraggiamento ad esprimersi con l’arte.
I Paesi coinvolti sono: Grecia (capofila), Bulgaria e Italia (partners).Per l’Italia, il progetto è stato ideato e sviluppato da Fondazione Aida di Verona e ha coinvolto un gruppo di dodici donne, provenienti da Algeria, Marocco, Siria, Palestina, Brasile e Italia, le quali, da marzo 2008, hanno partecipato ad un percorso artistico (laboratorio di narrazione e teatrale) che ha dato loro l’occasione di espressione e confronto sul significato dell’ hijab (velo in arabo).

La naturale evoluzione di questo percorso porta all’allestimento dello spettacolo HIJAB o del CONFINE voci e sguardi di donne tra il mondo nascosto e il mondo sacro del velo, per la regia di Letizia Quintavalla e stato presentato a Verona ( (8 e 9 maggio Teatro Filippini), ad Atene (il 15 e 16 maggio Athinais Cultural Centre) a Mantova (il 19 giugno Prima Nazionale per il Festival Europeo del Teatro di Scena ed Urbano), a Gibellina (TP) (il18 e 19 luglio Festival delle Orestiadi) a Sesto San Giovanni (MI) (il 25 settembre Spazio Mil) e a Concese (BS) (il 24 ottobre luogo in via di definizione).
La drammaturgia ripercorre i temi emersi dal precedente percorso artistico (il velo, il qui e il là, la parola, lo sguardo, la mediazione e il teatro) ed è stata scritta a quattro mani da: Letizia Quintavalla (regista), Gabriel Maria Sala (Direttore Master in Mediazione culturale-Università di Verona), Rosanna Sfragara (attrice di Fondazione Aida) Susanna Bissoli (scrittrice).

 

Con: Susanna Bissoli, Jamila Chtioui, Batul Hanife, Saliha Samar Oukazi, Najat Rezki, Tutti Schieber, Rosanna Sfragara?
Regia: Letizia Quintavalla?
Drammaturgia: Susanna Bissoli, Letizia Quintavalla, Gabriel Maria Sala, Rosanna Sfragara  ?
Responsabile scientifico: Gabriel Maria Sala  ?
Ideazione luci: Massimo Consoli  ?
Tecnico: Roberto Macchi, Claudio Modugno, Everson Sonza  ?
Assistente: Irene Fioravante 
Sartoria: Tiziana Mosna  ?
Ai laboratori hanno partecipato anche: Livia Alga, Sandra Calcagnile, Rossella Cevese, Elena Migliavacca, Siham Khalaile, Ladib Zhora Fatima, Fatima Ismaili, Huda Milad, Elena Spola, Cinzia Vigilante, Hanan Essoubai, Asmaa Chakir  ?
Direzione organizzativa: Roberto Terribile, Meri Malaguti  ?
Coordinamento artistico: Rosanna Sfragara  ?
Segreteria organizzativa: Elena Spola  ?
Promozione e ufficio stampa: Lara Trivellin  

PERCORSO DEL PROGETTO   ?
Mediatrici linguistico-culturali Jamila Chtioui, Najat Rezki 
Protagonista del progetto è un gruppo di donne residenti a Verona e provenienti da Algeria, Marocco, Palestina, Siria, Brasile e Italia  

FASI DEL PROGETTO
Laboratorio di narrazione  (marzo-giugno 2008) a cura di Susanna Bissoli presso Casa di  Ramia   ?
Laboratorio teatrale (ottobre-dicembre 2008) a cura di Rosanna Sfragara presso lo spazio teatrale di Fondazione Aida (VR) ?Elaborazione drammaturgia (ottobre2008-aprile2009) a cura di Susanna Bissoli (scrittrice), Letizia Quintavalla (regista), Gabriel Maria Sala (direttore Master in Mediazione culturale-Università di Verona), Rosanna Sfragara  (attrice) 

L’elaborazione drammaturgia ha attraversato i temi emersi nel laboratorio di narrazione e in quello teatrale: 
IL VELO: i confini del corpo e il  rapporto col sacro; Il QUI e il LA’: il lontano e il vicino, da dove vengo e dove abito, il rapporto  con quello che si lascia e quello che si trova; LA PAROLA: il dire, il raccontarsi, il prendere la parola. Parola come suono e formula, chiacchiera e poema, gara poetica e canto, bisbiglio e sospiro, soffio e silenzio.... ; LO SGUARDO: sguardi che indagano, sguardi che giudicano, sguardi benevoli, sguardi assenti, sguardi lontani sempre presenti.;LA MEDIAZIONE: come emergere dei discorsi in tutte le lingue che risuonano dentro ci a scuno, come possibilità di ricucire il racconto interrotto dalle lontananze te mporali e spazi a li, da l le migrazioni, dalle partenze, dalle rotture; IL TEATRO: diventa un ulteriore luogo di mediazione in cui l’azione, l’ascolto, le domande sono un mezzo per cambiare il Mondo.          

L'ALLESTIMENTO TEATRALE

L’allestimento teatrale è affidato a sette donne che si fanno portavoce di tutto il gruppo dei laboratori  E’ un esempio di Mediazione culturale, che ribadisce come l’Arte può produrre cambiamento e interrogativi sulla natura del confine che ciascuno porta dentro  di sé e sulle possibilità di un confine condiviso. Il velo è stato definito dalle donne in molti modi: limite, prote zione, intimità, identità, diversità, paravento, porta, confine….

“avvicinarsi a qualcosa di diverso ci costringe a specchiarci, le domande che ci facciamo ci costringono a renderci conto di come siamo noi. Non posso avvicinarmi a qualcosa di vitale per l’altro senza avvicinarmi a qualcosa che è vitale per me. Nelle storie dell’altro risuonano sempre le proprie storie”  Gabriel
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“raccontare la propria storia è un dono. Conosco tanta gente, se voglio raccontare la mia storia. Raccontare a chi? E cosa? La mia storia è un divenire continuo, non è la stessa ogni giorno. Se non trovo l’ambiente e la voglia di raccontare, non la racconto.”  Najat
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“Credo che quello che ha creato la condizione dei racconti è stato il chiedere di tornare all’infanzia, è la cosa che ha consentito a tutte di tenersi fuori dal giudizio. E’ accaduto qualcosa di prezioso. Ci siamo svelate le une alle altre. E’ stato importante accorgersi che quello che manca a “loro”, nell’isolamento della vita da immigrate-il tradizionale trovarsi tra donne-è quello che manca anche a me, a “noi”, perché la società in cui viviamo non da valore al raccontarsi, all’ascoltare, alla condivisione. Veramente c’è stata una riconciliazione attraverso l’arte del raccontare. Abbiamo avuto i brividi, abbiamo riso, ci siamo commosse e abbiamo cercato un modo per passarlo a chi verrà ad ascoltare”  Susanna

“…mia madre aggiunse che le mie opportunità di essere felice  dipendevano tutte dal grado di abilità che avrei acquisito nell’uso delle parole …” “…nessuno può portarmi via  le cose più importanti che ho, cioè la mia risata e tutte le storie fantastiche  che so raccontare, quando mi trovo davanti  un degno uditorio …” “Volevo imparare a parlare nella notte.“ "Il teatro, quel dire ad alta voce i propri sogni, quel dare corpo alle proprie fantasie, era di essenziale importanza. Mi chiedevo perché mai non venisse dichiarato una istituzione sacra”.                                                                  ?
da “La terrazza proibita” di  Fatema Mernissi    

Produzione : Fondazione Aida Teatro Stabile di Verona
Parteners:?Commissione Pari Opportunità della Regione del Veneto?; Università di Verona; Direzione Generale Education and Culture - Culture della Commissione Europea

Calendario repliche: ?
18 e 19 luglio
per il Festival delle Orestiadi presso Baglio di Stefano – Gibellina (TP); ?
25 settembre
Spazio Mil, Sesto San Giovanni (MI) - evento organizzato da FILCA Lombardia, CISL Lombardia e ANOLF Lombardia;
24 ottobre in occasione del XV Anniversario dell’Associazione Eva a Concese (BS) (luogo in via di definizione)?;
30 ottobre al Teatro Camploy per la raccolta fondi del Progetto Burundi

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