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produzione: Fondazione Aida

adattamento teatrale: Ludovica Marineo

con: Irene Fioravante, Marco Zoppello

scene: Guglielmo Avesani

maschere: Laura Forcellini e Ilaria Boaretto

tecnico audio e luci: Claudio Modugno/Riccardo Carbone

regia: Rita Riboni

Testo ispirato a “Una Barca nel Bosco” di Paola Mastrocola

LINEE GUIDA
Il Progetto-Spettacolo BLOG ripercorre le linee che già sono state di BRICIOLE (spettacolo del 1999 sul problema dell’anoressia/bulimia che ancora gira nelle scuole superiori) Non sono spettacoli nati per il teatro inteso come spazio scenico,(perché il luogo scelto può essere qualsiasi spazio dove montare i pochi elementi della scenografia che formano il “nido” degli adolescenti protagonisti). Gli attori si trovano “in mezzo” al pubblico diventandone parte, così come il pubblico, senza rendersene conto, diventa co-protagonista dell’azione scenica. Gli attori, non sono più da considerarsi tali dal momento in cui, grazie alla loro naturalezza e a quella del testo,  divengono persone che conosciamo e con le quali condividere una storia di dolore, di allegria o di vita quotidiana.“Vedere”, come in un potente specchio cosa possiamo essere nella realtà, è lo strumento più potente che il teatro possa utilizzare, da sempre, da quando la sua funzione catartica si espletava per aiutare il pubblico a capire le proprie problematiche e come affrontarle. Parliamo di Progetto, perché è importante che gli insegnanti che intendano far vedere ai loro ragazzi la rappresentazione, introducano, nel modo che riterranno opportuno, un’indagine preventiva per focalizzare l’attenzione degli allievi sui disagi e sui bisogni dell’adolescenza.
Subito dopo lo spettacolo, seguirà un dibattito “a caldo” per sentire quali emozioni si sono manifestate durante la rappresentazione.
Nei giorni successivi, qualora gli insegnanti lo ritenessero opportuno, in classe potrebbero proseguire sulla stessa scia un lavoro di sensibilizzazione e prevenzione.

LA STORIA
Marco e Irene hanno sedici anni, lui frequenta il liceo scientifico al nord, lei l’artistico a Roma. Non si sono mai visti, si sono conosciuti chattando e tra loro si  stabilisce un’amicizia virtuale. Un’amicizia che nasconde smarrimento, solitudine e  disagio adolescenziale, stati d’animo che emergono attraverso il gergo nuovo e sgrammaticato degli sms. Stati d’animo esasperati dal quadro sociale e familiare decisamente confuso. Entrambi sono figli di separati e anche se i genitori di Irene continuano a convivere apparentemente per il suo bene in realtà, lo fanno solo per la difficoltà di pagare un secondo affitto.
Ognuno racconta e mitizza per l’altro il suo “branco” e da questo racconto emerge l’ottusità che ne regola gli iter comportamentali, compreso il  bullismo.
Aspetti che inizialmente sembrano integrarsi con assoluta “normalità”, nella stessa consuetudine che caratterizza il modo con cui i “grandi” cenano ad esempio davanti ad un TG che mostra la morte all’ingrosso in “salsa-kamikaze”, come la definisce Irene.
Tutti e due, in fondo,  nascondono all’altro qualcosa, forse... anche la paura di essere diversi da quello che mitizzano, o il desiderio di comunicare “davvero”, fuori dai canoni imposti dal consumismo e dai media.
L’occasione arriva inaspettata da un libro, la cui lettura è accolta inizialmente con sarcasmo, perché si tratta di un compito assegnato a Marco dall’insegnante di lettere. Si intitola “Una barca nel bosco” e parla di un ragazzo del sud, Gaspare Torrente, che proprio come una barca nel bosco, si sente fuori dal tempo e fuori posto sempre, soprattutto in quella scuola del nord, dove integrarsi è quasi tortura per uno come lui, figlio di un pescatore, che a tredici anni traduce Orazio e legge Verlaine.
Gaspare per il “BRANCO” è invisibile, ma anche gli insegnanti, auspicano e stimolano un suo livellamento verso “il basso”, giudicato indispensabile per una tranquilla integrazione.
Il libro è ambientato qualche anno prima. Marco e Irene, se ne rendono conto tuttavia il sarcasmo iniziale si trasforma presto nel desiderio di discutere quelle pagine insieme e di confrontarsi, perché il libro l’ha comprato anche Irene, incuriosita dal personaggio di quello strano ragazzino che, emergendo dalle e-mail di Marco, a poco a poco smaschera le loro fragilità.
Confrontandosi su Gaspare, finalmente Marco e Irene, riescono a parlare veramente di loro stessi, arrivando anche a sciogliere nodi dolorosissimi, come quello di lei, che confessa di essere una delle tante ragazzine riprese dal telefonino dei compagni di classe mentre viene molestata le cui immagini vengono poi mandate in rete.
Marco sa che per paura di essere “bollato” dal branco sarebbe potuto diventare uno di loro e le chiede perdono, anche se non ha fatto mai nulla.
Un primo piccolo grande passo,  senza e-mail, senza sms, ma utilizzando per la prima volta una lettera, scritta a  penna, con francobollo e con la calligrafia propria di un ragazzo della sua età, l’unica cosa che al momento può offrirle.
Poi forse ci sarà un treno, una  stazione dove incontrarsi, un binario numero zero…. forse….. e se mai ci sarà quell’incontro, ognuno porterà all’altro una piantina nel porta-enfant….Come Gaspare……

tecnica utilizzata: teatro d’attore
durata: 60 minuti
fascia d’età: dai 14 anni (è uno spettacolo adatto anche ad insegnanti, genitori, educatori, terapeuti e chi, in generale lavora con gli adolescenti).
numero massimo di spettatori: 200/220
esigenze tecniche: spazio m 7 x 5, meglio se non rialzato; è indispensabile che non ci sia separazione tra pubblico e scena; spazio possibilmente oscurabile. E’ inoltre importante che lo spazio sia silenzioso, non raggiungibile da forti rumori esterni che potrebbero distrarre l’attenzione. Spazio non attrezzato: 5 PC 500W  Carico luci 15 KW Corrente 380V pentapolare o anche 220V; montaggio 2 ore, smontaggio 1 ora

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