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Di Giovanni Comisso

Giovanni Comisso (Treviso, 3 ottobre 1895 – Treviso, 21 gennaio 1969) è sicuramente uno dei più interessanti scrittori veneti e italiani di inizio ‘900 “probabilmente il più grande autore vivente” – come lo definisce Mario Monti nella presentazione di Amori d’Oriente del 1968 - pur non avendo avuto la fortuna che altri autori suoi conterranei hanno avuto. I motivi possono essere molti, sta di fatto che fu ammirato da molti e modello per altri grandi scrittori. Egocentrico, appassionato, autore e giornalista curioso e dalla grande capacità descrittiva, vagabondo per mestiere e per piacere, ci ha lasciato una serie di articoli, romanzi, saggi che raccontano un’epoca da una prospettiva differente, spesso insolita. Vincitore di molti premi, è riuscito a raccontare l’Italia tra le due guerre solo come pochi narratori hanno saputo fare.

È l’uomo e l’artista Comisso, con la sua capacità descrittiva di luoghi e personaggi che si sposa perfettamente con le sue doti elegiache, che uscirà dalla lettura scenica con musica fatta da Pino Costalunga, accompagnato dalla fisarmonica di Giuseppe Zambon, di “LA MIA CASA DI CAMPAGNA”, il suo romanzo più conosciuto e forse più riuscito. Comisso narra in questo lungo racconto, che è anche un rifacimento di scritti e pagine precedenti stilati sotto forma di appunti e sul quale ritorna fino all’anno che precede la sua morte, il periodo passato in una sua dimora di campagna, esattamente una casa colonica situata a Zero Branco nel Trevigiano, tra il 1930 e il 1955, e acquistata con i proventi “dei circa cinquanta articoli scritti durante il mio viaggio nell’Estremo Oriente”. In questo “mondo-fuori dal mondo” Comisso vive il passaggio dalla mezzadria alla piccola proprietà, il mutare dell’Italia agricola in Italia industriale con il conseguente disgregarsi del paesaggio rurale e delle condizioni e modi di vita contadini. Vive naturalmente la seconda guerra mondiale, che molto contribuirà a questo cambiamento, non solo di vita e di produzione, ma anche e soprattutto di mentalità. Vive i pensieri e le vite di molti contadini che descrive in maniera ineguagliabile, come descrive la vita delle piante e degli animali quasi come metafore di quello che nel mondo e nell’Italia a lui contemporanei succede.

Vive ardenti passioni di amicizia e di amore. La “casa di campagna” diviene un microcosmo dove il mondo dell’autore e di tutto un sentire a lui contemporaneo se ne riflette con risultati di altissima poesia.

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