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Lo spettacolo, attraverso musica e teatro, racconterà il 68 e l'atmosfera musicale e letteraria di quel periodo unico. Grazie ad alcune canzoni rappresentative, si porteranno in scena alcune delle tematiche che più caratterizzano il '68 in Italia: le lotte per i diritti civili, il pacifismo e l'antimilitarismo, la rivolta studentesca, le rivendicazioni sindacali. Non mancheranno fatti di cronaca del tempo in un'analisi critica al '68 espressa, a posteriori, in epoche successive. La musica sarà protagonista grazie anche al racconto della canzone stessa, soprattutto quella legata ai grandi cantautori. Musica che, in quel periodo, prende coscienza di sé e si evolve.

La ricerca musicale si avvale della competenza di un esperto del calibro di Enrico De Angelis, storico della canzone e ventennale direttore artistico del Premio Tenco di Sanremo.

La drammaturgia dello spettacolo è stato scritta dell'autrice menzione speciale del premio Hystrio 2014 Margherita Monga mentre la regia è stata affidata a Manuel Renga, direttore artistico del Teatro Libero di Milano.

Lo spettacolo è coinvolgente per un pubblico di età eterogenea: gli adolescenti scopriranno una parte importante della storia e cultura contemporanea mentre gli adulti rivivranno momenti e canzoni della loro giovinezza.

Uno spettacolo sul '68. Note di regia che iniziano così potrebbero spaventare chiunque. C'è davvero bisogno di fare uno spettacolo per raccontare il fervore di quegli anni? Non sono sufficienti fior di trasmissioni TV, documentari, film, racconti? Il bisogno c'è. L'urgenza c'è. Di raccontare una rivoluzione diversa, di leggere fra le righe e individuare quelle sfumature che spesso vengono tralasciate o non raccontate. Questo è il compito secondo me del teatro: ribaltare la storia e raccontarla da un diverso punto di vista. Raccontare qualcosa che di solito non si sente. CI siamo inventati una situazione abbastanza comune, un'assemblea d'istituto. Un organizzatore e una ragazza a cui piace cantare. La platea degli studenti sarà composta dagli stessi spettatori (perfettamente calati nella parte). Unico corto circuito: l'organizzatore e la ragazza vivono, pensano e prendono decisioni nel 1968, gli studenti in platea lo fanno nel 2018. 50 anni dopo. Con tutto ciò che questa differenza temporale comporta: il senno di poi, l'aver scoperto se alcune decisioni e comportamenti hanno dato buoni risultati oppure no, e l'aver vissuto i risultati di quelle decisioni. L'organizzatore è un vero rivoluzionario di quegli anni: libretto rosso di Mao, linguaggio forbito, voglia di cambiare il mondo, odio nei confronti degli ordini precostituiti. L'assistente è anche lei una rivoluzionaria, un po' diversa. Vuole divertirsi, vuole cantare, ballare. Una premonizione di ciò che saranno gli anni Settanta, che nascono proprio dai moti di quegli anni.

Fuori dalla scuole in cui questa assemblea si svolge c'è la guerriglia, ci sono le occupazioni, i poliziotti, i ragionamenti dei "grandi" e dei "professori" che tanto sono odiati. Dentro la sala invece la rivoluzione si compie anche grazie agli studenti in platea. Una rivoluzione canterina. Si sovverte l'ordine trasformando l'assemblea in una gara di canto, con un juke box vero e proprio che decide quali brani italiani del 1968 verranno cantati. Raccontiamo i moti del 68' attraverso le canzoni di quegli anni, attraverso la poetica di Pietrangeli, dei Gufi, di M.Straniero e molti altri che, avendo avuto la fortuna di non essere censurati, sono arrivati fino a noi.

E poi ci sarà il mistero di alcuni messaggi che arrivano all'assemblea dall'esterno: messaggi dei bidelli, dei poliziotti e messaggi che sembrano provenire da uno strano futuro.

La situazione si scalderà fin quasi all'evacuazione della scuola, lasciando aperte domande importanti: un ordine deve per forza essere sovvertito per essere modificato? Serve la violenza per cambiare le cose? La società nata dopo il 1968 si ricorda ancora le sofferenze e i sacrifici di quegli anni? E si ricorda ancora lo slogan più importante che era "È vietato vietare"?

 

Crediti

Produzione: Fondazione Aida

Regia: Manuel Renga

Drammaturgia: Margherita Monga

Con: Cristiano Parolin e Martina Lazzari

Consulenza musicale: Enrico De Angelis

 

Tecnica utilizzata: Teatro d'attore, proiezioni, musica dal vivo

Durata: 70 minuti

Fascia d'età: dai 14 anni 

 

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