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Con la parola inizia la storia dell’umanità e così il nostro spettacolo: un racconto tra il serio e il divertito di quello che ha significato e significa la parola e in particolare la parola del dialetto veneto o dei dialetti del Veneto. Perché la parola, che da piccini ci è stata donata dalla mamma con le ninna nanne o con le filastrocche, l’abbiamo poi usata per capire com’è fatto il mondo e poi ancora per cercare di spiegare ad altri e a noi il mondo. Qualcuno l’ha pure usata e la usa per convincere, altri per sedurre, alcuni per divertire, altri per emozionare, alcuni per ferire, altri per curare. La parola comunque è lì per permetterci di comunicare. E dalla nostra particolare tradizione veneta – come in molte tradizioni locali o regionali - ci viene la testimonianza, fin dai tempi più lontani, sia dalla tradizione orale che letteraria, di una parola “volgare” (nel senso etimologico del termine) che spesso ha dovuto scontrarsi con la lingua, prima latina e poi italiana (se non con altre lingue), con la parola “colta”. Il dialetto, l’amalgama dei sentimenti, in questo incontroscontro con la “lingua” ha sempre prodotto e produce tuttora miscele alle volte così esplosive che possono sconfinare con la comicità più scatenata ma spesso anche con l’arte, a volte anche con l’arte altissima della poesia. Ecco dunque nel nostro spettacolo un allegro viaggio nei ricordi d’infanzia, e non solo, dell’attoreautore, delle tragicomiche esperienze del suo primo rapporto con la lingua italiana – e più tardi con altre lingue che ha affrontato – la divertente storia di un tale che cresciuto col dialetto veneto ha dovuto fare i conti nel bene e nel male con la lingua. Il tutto impreziosito di testimonianze letterarie sempre molto divertenti (come il famoso indovinello veronese o quei fenomeni linguistici che sono il latinus grossus o il maccheronico dei predicatori e scrittori cinquecenteschi, fino a Meneghello e altri autori contemporanei veneti). Si toccano così tutti i divertenti registri dei fraintendimenti e degli storpiamenti (pensate a tutta la gamma delle preghiere popolari e reinventate) per creare uno spettacolo che con leggerezza e gioia tocca il tema fondamentale di cosa sia la nostra lingua e quindi di chi siamo noi. Le canzoni della Piccola Bottega Baltazar condiscono la serata con musiche originali, nonché pescate dal repertorio di autori che pure hanno affrontato questo argomento.   


Crediti

Produzione: Fondazione Aida

In collaborazione con: Glossa Teatro

Con: Pino Costalunga (voce narrante)

Accompagnamento musicale: Sergio Marchesini e Giorgio Gobbo della Piccola Bottega Baltazar

Regia: Pino Costalunga

Tecnico: Riccardo Carbone

 


Tecnica utilizzata: 
Teatro d'attore e musica dal vivo

Durata: 70 minuti

Fascia d'età: Adulti

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