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Una Produzione di: Fondazione Aida
Ricerca e adattamento da Seneca: Simone Azzoni
Regia e testo: Lorenzo Bassotto
Attori: Lorenzo Bassotto, Monica Ceccardi, Irene Fioravante, Roberto Macchi, Marco Zoppello
Luci e suono: Matteo Pozzobon
Costumi: Marco Ferrara

Lo spettacolo nacse come step finale del progetto Ancient Pathos, co-finanziato dall’Unione europea – Programma Cultura, nato dalla collaborazione tra quattro nazioni (Grecia, Italia, Spagna, e Danimarca) nel settore teatrale, e che vede come partner italiano Fondazione Aida.
Avviato nel 2011 e sviluppatosi durante il biennio successivo, il percorso ha portato alla produzione di quattro spettacoli teatrali ispirati alle tragedie antiche da parte dei singoli partner (Aeropolio-Topos-Allou, Fondazione Aida, Boga net e Teatro Taastrup), e uno spettacolo conclusivo realizzato congiuntamente in lingua inglese, che debutteranno in occasione della kermesse itinerante prevista a coronamento del progetto

Note di regia: Una sala chirurgica. Un ambiente asettico dove si scava, si scopre, si va in profondità alla ricerca della verità, la verità dell'essere umano. Essere umano nella sua accezione di non essere animale. La settecentesca ricerca infinita di un qualcosa di fisico, nascosto in profondità, capace di spiegare le bassezze del genere umano. Una ricerca infinita che paradossalmente non può che arrestarsi ogni volta che le capacità scientifiche non arrivano a vedere il più piccolo, chiamato di volta in volta e di scoperta in scoperta, "l'infinitesimale". Una parola che in questo contesto prende un'accezione paradossale e che contiene forse una risposta involontaria alla ricerca. Il male infinito. Le infinite tesi del male. L'infinitesimale. Non c'è fine alla scoperta delle sue declinazioni. L'uomo non concepisce, non è capace di darsi un limite, di dare un limite alla violenza. La violenza è continua, è ciclica, violenza chiama violenza come dicono i mafiosi. Legge del taglione portata alla sua massima espressione. Seneca si avvicina a questa violenza come ad una materia che scotta. Sembra non volerla toccare e quindi ci si avvicina con cautela, non la mette mai in scena, quasi in un tentativo di soffocamento letterario. La approccia con freddezza come farebbe appunto un chirurgo. La precisa funzione del bisturi, che lui traduce in "parola", tagliente ed evocatrice,  porta la vicenda dei due fratelli ad un epilogo infinito o meglio, infinitesimale. Parole che tagliano alla perfezione. La messa in scena tenterà di restituire questa tensione verso il piccolissimo, il quasi invisibile. Lorenzo Bassotto

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