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Spettacolo che omaggia Dino Coltro

 

La terra e l’uomo è una storia d’amore. L’uomo ha sempre visto la terra come la sua casa, una compagna di lavoro, una passione, un luogo dove rifugiarsi, una fonte di ispirazione, una musa che fa sognare, un elemento nel quale fondersi, vivere e morire. Dalla notte dei tempi l’uomo ha calpestato rispettosamente la terra, l’ha coltivata, pregata, si fondeva ad essa con il sudore della fronte del duro lavoro, parlava con la terra attraverso canti, fole lilole, creando un alfabeto che solo l’uomo e la terra riuscivano a capire. E si divertivano, le terra e l’uomo, creando storie, proverbi, detti, modi di dire unici. Piano piano questo rapporto, questa comunicazione è venuta meno. All’inizio del secolo infatti la fisionomia culturale paesana subiva i primi assalti violenti con l’emigrazione, il lavoro stagionale esterno, la prima meccanizzazione. Tuttavia però l’uomo e la terra continuavano a vedersi, a lavorare, a giocare e il costume locale continuava a scandire i momenti della vita quotidiana: la “festa” e il “mercato” ritornavano sulla piazza e nelle case, segnati dal lunario orale più che dal calendario, secondo ritmi di un lavoro che nasceva e si sviluppava con il corso naturale delle stagioni. La maggior parte dei contadini rimase sostanzialmente ancorata ad un lunario orale formato da comportamenti vivi, da avvenimenti espressi in una ritualità propria, animata dalle scadenze regionali del corso dell’anno, da un patrimonio culturale da tramandare. Questo patrimonio però oggi sta piano piano scomparendo perché l’alfabeto tra terra e uomo non viene quasi più parlato, oppure viene parlato mediante grandi macchine agricole, grandi multinazionali, grandi interessi, cancellando quel rapporto familiare, intimo. E’ cambiata la società e sono cambiate le parole, affidate non più ad una trasmissione orale, ad un filò, ma alla tecnologia, ai cellulari, ad internet. Quindi la terra viene vista oggi dalla maggior parte degli uomini solo attraverso uno schermo, in modo astratto: si è perso il rapporto concreto con la terra, l’amore per essa, per il mondo contadino.

Per questo Fondazione Aida ha deciso di far risbocciare questa storia d’amore tra uomo e terra e il luogo deputato per celebrarla è il teatro. Il regista e attore Pino Costalunga e l’attore Matteo Mirandola ricostruiranno il mondo contadino attraverso canti, storie, filastrocche, fiabe, detti, proverbi, giochi, narrazioni, dialoghi recitati, estratti dal grande cantore del mondo contadino, colui che ha salvato, protetto, studiato, raccolto, divulgato una tradizione contadina veneta centenaria, Dino Coltro. Questo mondo contadino che rinascerà sul palco sarà accompagnato dalle note del violoncello, del sax , del clarinetto di Marco Remondini, che cullerà lo spettatore, che lo accompagnerà nel Paese di ieri, nel Paese Perduto, pronto a diventare il Mondo di domani. L’unico modo di far rinascere l’amore tra Uomo e Terra è quello di far innamorare i bambini, i ragazzi di oggi e far rivivere ai ragazzi di ieri i momenti passati, quando hanno avuto la fortuna anche solo per poco di conoscere quella purezza, quella genuinità, quel mondo contadino incantevole.

UNO SPETTACOLO SEMPLICE e DIRETTO che coinvolgerà chiunque, dai bambini agli anziani perché le tematiche trattate coinvolgono l’animo umano, coinvolgono quei valori insiti in noi, DA CUI TUTTO è NATO.

 

Crediti

Produzione: Fondazione Aida

Regia, drammaturgia: Pino Costalunga, Matteo Mirandola

Con: Pino Costalunga, Matteo Mirandola

Musica dal vivo: Marco Remondini

 

Tecnica utilizzata: Teatro d'attore e musica dal vivo

Durata: 70 minuti

Fascia d'età: adulti

All
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